Mangio dunque… SONO! Dal diario di…

mangio dunque sono

111.000 risultati su Guggol… scusate su Google, alla ricerca: Fame Emotiva!

Oggi, desidero raccontare un caso curioso e interessante, che ho avuto il piacere di ascoltare nei giorni trascorsi.

Matilde vuole riprendere il timone della propria nave, vuole sentirsi e vedersi diversa, vuole piacere e piacersi.

In molti credono che dietro la volontà di amarsi (perché di questo si tratta), ci sia qualcosa di male.

Sarebbe utile inizare a comprendere che qui non stiamo parlando di cosce, di glutei o di pancia, qui si parla di una Persona che ha detto basta alla sindrome del DO… MAI… di cui spesso si è afflitti.

Il lavoro, la famiglia, le scadenze, tutto vero, ci mancherebbe.

Voglio andare dritto al dunque e ti chiedo, se domani anzi, se oggi stesso, ti diagnosticassero una malattia, il tempo per curarti lo troveresti?

Preferisci trovare il tempo per la Salute o per la malattia?

Detto questo torniamo a Matilde.

Chiaramente ho chiesto autorizzazione alla Persona interessata di poter trattare l’argomento anche se non farò nome e cognome.

Il seguente articolo è una linea guida e non si sostituisce al parere di chi si occupa di Nutrizione Professionalmente.

Mi occupo di questo argomento perché oltre a Matilde (nome di fantasia) nei giovani di oggi e non solo questo argomento è molto in auge (purtroppo).

La fame emotiva è spesso associabile al modo che si ha per agire/reagire in seguito a determinati eventi.

Eventi, che possono essere legati a incontri/scontri con qualcuno, momenti che vengono considerati come schiaccianti a volte o come conseguenza di determinati pensieri e la relativa associazione a situazioni non troppo piacevoli.

Questo porta a dirsi determinate cose, assumere uno specifico linguaggio del corpo e/o a percepire delle sensazioni ben precise in più o meno specifiche aree corporee.

Tutto questo diventa un comportamento che ripetuto nel tempo si trasforma in un’abitudine o se preferisci in destino, se non si diventa presto consapevoli in tal senso.

Senza dimenticare che molti genitori, vittime di altre vittime (i loro stessi genitori), talvolta senza conoscere come funzionano determinati meccanismi, rimpilzano di cibo i propri figli in momenti “emotivi”, quando in realtà quella rappresenta la cosa peggiore da fare, sempre, ma a maggior ragione in precisi istanti.

No, non mi riferisco al voler dare del cibo ai propri figli, ma farlo in quelle circostanze di un certo calibro emotivo, significa scegliere, senza chiedere il permesso, che i propri “adolescenti” in futuro quando si ripresenterà uno stimolo simile (perché il cervello generalizza) nonostante sia passato molto tempo, reitereranno lo stesso e identico comportamento.

E poi una volta grandi, si diranno rimpilzandosi (cosi come molto spesso sento dire alle persone adulte):

“Ma io sono fatto cosi!”

Mangiare sano non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame.

Non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma anche per calmarsi, coccolarsi, alleviare la noia, festeggiare, consolarsi.

Questo tipo di comportamento non è insolito: premiarsi con un biscotto al termine di un lavoro impegnativo o faticoso, bere un bicchiere di vino o di birra per essere più socievoli, gustarsi un cioccolatino per coccolarsi in un momento di malinconia o solitudine sono comportamenti che tutti noi mettiamo in atto.

Il rapporto tra cibo ed emozioni sembra quindi ovvio, ma solo da pochi anni ne è stata dimostrata l’evidenza scientifica.

Ci troviamo a questo punto a dover fare una differenziazione tra la fame fisiologica, risposta a un reale bisogno di nutrimento dell’organismo e la fame emotiva, modalità comportamentale messa in atto quando si provano emozioni intollerabili e mangiare sembra l’unico modo per gestirle o comunque metterle a tacere.

Purtroppo sommergere il disagio mangiando non serve, anzi, peggiora la situazione. Con l’assunzione incontrollata di cibo, ci illudiamo di star meglio e di aver messo a tacere quel groviglio di emozioni che ci rendeva “affamati”.

In realtà il benessere è solo momentaneo in quanto, subito dopo l’abbuffata, tendiamo a sentirci in colpa, incapaci di controllarci, inadeguati.

Dunque proviamo altre emozioni negative che, esattamente come quelle che ci hanno spinto a rimpinzarci, troviamo difficili da gestire e “mettiamo a tacere” mangiando nuovamente. I comportamenti più frequenti di utilizzo del cibo come modulatore dello stato emotivo sono:

 

  • gli spuntini furtivi, che si verificano prevalentemente nella seconda parte della giornata o di notte;

 

  • il pascolo, che definisce una fame emotiva intermittente in luoghi differenti per tutto l’arco della giornata;

 

  • l’abbuffata compulsiva, ossia l’ingestione vorace di cibo in poco tempo seguita da un senso di colpa e disgusto verso se stessi e accompagnata dalla sensazione di non poter mai più recuperare la capacità di controllo su di sè e sulla propria fame.

 

Invece di utilizzare il cibo per dissipare, tappare, sedare, coprire momentaneamente lo stato emotivo, sarebbe più utile impegnarsi nell’osservazione delle proprie emozioni, delle sensazioni fisiche e dei pensieri e iniziare ad accettarli come “normali” conseguenze del vivere. Una volta individuati pensieri ed emozioni, possiamo valutare comportamenti alternativi di reazione, più funzionali e meno nocivi nell’ingestione di cibo:

 

Ecco come fare

(i 4 step + 1 OMAGGIO)

 

1 – Innanzitutto ascolta il tuo corpo (la pratica dell’originale yoga con metodo ABC e dello Spinning® Program Originale sono dei validissimi alleati in tal senso) e impara a riconoscere la tua fame: il corpo invia segnali diversi quando reclama nutrimento per fame o quando invece chiede di essere “appagato” per motivi diversi dall’appetito. Se si tratta di fame fisiologica, avverti un senso di debolezza, un calo di interesse, una difficoltà di reazione agli stimoli esterni, lo stomaco brontola (il corpo ti dice che hai bisogno di carburante). Se è fame emotiva, il corpo ci spinge verso il cibo in maniera ansiogena, ci porta a consumarlo velocemente e distrattamente (pensaci un attimo, oggi siamo quasi costretti a farlo);

2 – Segui un’alimentazione bilanciata (dietro prescrizione di un esperto): diete sbilanciate sono vissute dal corpo come una privazione di cibo e i soggetti predisposti ad abbuffate saranno a maggior rischio di recidivare questo comportamento;

3 – Compila il tuo diario della consapevolezza (ps. serve anche per gestirsi meglio in determinate situazioni, ma non ditelo all’autore dell’articolo che gli abbiamo “fregato” l’idea), mettendo nero su bianco ciò che provi e perché.

Ragionare su come hai reagito alle emozioni ti aiuta a comprenderle meglio, a imparare a dar loro un nome e quindi a sviluppare modalità più funzionali e consapevoli per gestirle;

Al link che segue in regalo, il DIARIO CONSAPEVOLE by Metodo ABC, clicca qui per scaricarlo gratuitamente (Diario della Consapevolezza).

4 – Sviluppa risposte di comportamenti alternativi (si chiamano coping tecnicamente) all’ingestione di cibo.

Può essere utile pianificarli in anticipo sia per le situazioni prevedibili sia per quelle improvvise.

In situazioni prevedibili, come ad esempio un banchetto di matrimonio, una festa di compleanno o una cena natalizia, chiediti cosa farai e datti delle risposte di questo tenore: non salterò i pasti precedenti, mangerò qualcosa a casa prima della festa; mangerò lentamente; berrò acqua ripetutamente; siederò lontano dal buffet; mi preparerò un piatto unico.

In situazioni non previste, potrai ad esempio darti queste risposte: farò un bagno caldo e rilassante; telefonerò a un amico/a; farò gli esercizi di respirazione e/o rilassamento; girerò il timer del forno e aspetterò che completi il suo giro; accenderò lo stereo con la mia canzone preferita.

Tieni sempre a mente che la risposta di coping è utile ed efficace se fa trascorrere il tempo, se distrae, permette di dedicarsi a qualcosa di più piacevole, rende difficile l’azione.

Scoprirai che è molto utile e incisivo scrivere su un quaderno le tue riflessioni e i tuoi “assi nella manica” in modo da poterli rileggere e utilizzare nei momenti di “black out” (è fisiologico che ci siano).

Programma il tuo momento di libertà in cui concederti il tuo “alimento proibito”, trasformandolo così in un premio o in una coccola. Un buon compromesso, in questi casi, consiste nel consumare cibi “pericolosi” in situazioni deterrenti come la programmazione di un’uscita con gli amici per mangiare una pizza o un gelato: assocerai il momento goloso alla convivialità e vedrai che la presenza di altre persone farà da freno a una tua eventuale compulsione successiva. Senza privarti di nulla, cerca di consumare gli alimenti più tentatori nelle occasioni in cui la presenza di altre persone fungerà da deterrente alla possibile abbuffata: in questo modo non rimarrai con la voglia di quell’alimento, ma allo stesso tempo gli avrai impedito di essere pericoloso.

Sii tollerante con te stesso/a: il tentativo di “risolvere” lo stato emotivo con il cibo non è una colpa. Continuare a negarlo non aiuta, prima si accetta e meglio si riesce a gestire perché inevitabilmente una parte di quelle emozioni negative, parte stessa del problema, svanirà. E tieni presente che, probabilmente, rimarrà una tua modalità d’agire in situazioni di stress: sapere fin da subito che anche a distanza di anni potrà esserci un periodo in cui sfogherai le emozioni sul cibo ti aiuterà a non allertarti troppo, a riconoscere tempestivamente il problema e a fare il possibile per non permettergli di farti del male.

In molti mi chiedono, come mai “perdo” del tempo a scrivere su questo e altri blog.

Non mi manca il lavoro, anzi.

Scrivo su determinati argomenti per sensibilizzare l’attenzione, perché ci sono dei rischi molto alti riguardo a specifici argomenti che se sottovalutati, e che mi capitano con molta ricorrenza, possono portare a conseguenze molto gravi su di noi, ma in primis sulla Salute della generazione che verrà, i nostri figli e i figli dei nostri figli.

Soprattutto perché troppo spesso mi sento dire, si è sempre fatto cosi, ma chi se ne frega, il conto non è il mio. Sebbene questo atteggiamento può essere comprensibile a breve termine, nel lungo periodo il “si è sempre fatto cosi” è la piaga che affligge la nostra società a qualunque livello.

Oggi la scienza ha fatto notevoli passi da gigante e oltre a “invecchiare” di età, si sta invecchiando in conoscenze che possono permetterci di vivere una vita migliore nel più veloce tempo possibile. Quello che 5 anni fa era impensabile oggi diventa come andare in bicicletta (se si studia, si rimane aggiornati e lo si conosce).

Cambiano le circostanze, le necessità, le opportunità, le modalità.

Nell’era della social – ità bisogna stare al passo con i tempi, prima che ci ritroviamo sempre di più in mezzo a tutta una serie di zombie viventi.

Cosi come non posso pensare di dedicarmi poche ore al pomeriggio o nel fine settimana a fare il pizzaiolo, credo che occuparsi della Salute di corpo e mente e del benessere psicofisico, oggi, essendo legata al più potente farmaco naturale per eccellenza (farma – movimento), ci sono delle competenze che sono imprescindibili per essere sicuri di ottenere risultati da una parte e di non dover poi spendere il triplo dal punto di vista economico per dover “aggiustare” il lavoro di un pizzaiolo che tenta di metterti nella condizione di migliorare la tua postura, giusto per fare un esempio.

Ed è per questo che in ABC, aiutiamo le Persone a massimizzare la propria salute psicofisica e il benessere di corpo e mente nel tempo più veloce possibile e in modo scientifico dal 30 al 50% in pochi mesi, senza dover rinunciare alla tua Vita attuale. Chiunque altro ti chiede di dover seguire programmi uguali per tutti, nessun altro ti offre gratuitamente un report su come liberarti dagli stereotipi e rivitalizzare la tua Salute rendendola sostenibile.

Se hai sempre sognato un metodo per massimizzare la tua salute psicofisica che sia sostenibile anche se non vuoi rinunciare alla tua Vita attuale, scrivici a info@abcpalestra.it per il primo step di Metodo ABC.

Spesso mi capita di sentirmi dire… ok Andrea… ma tu come sai queste cose?

Sono uno studente praticante nella scuola della vita e prima di trasferire questi contenuti di valore a chi chiede il mio supporto a furia di milioni di errori, le ho sperimentate sul “paziente” più difficile, me stesso.

Oltre ad averle studiate e applicate su 1000 persone l’anno negli ultimi 20 anni.

Ti invito a tal proposito, di leggere la mia storia che trovi a questo indirizzo https://bit.ly/2sKg8OF, sul mio blog personale.

PS. Se hai domande, dubbi o necessiti di aiuto di qualunque tipo per il tuo percorso nel ritrovare, implementare e far fiorire la tua Salute di corpo e mente, siamo qui per offrirti la miglior esperienza possibile. In caso di necessità scrivi a info@abcpalestra.it e un Tutor ti aiuterà con tutte le informazioni che servono a rendere la tua esperienza con Metodo ABC straordinaria.

Dott. Andrea Bertino /

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