Dorso curvo e scoliosi dorso – lombare? Dalla valutazione al trattamento chinesiologico ed osteopatico

Fortunatamente capita meno spesso rispetto a molti anni fa di trovarsi di fronte a quelle che vengono definite alterazioni e/o modificazioni della morfologia della colonna vertebrale.

In questa sede ci rivolgiamo, a quelli che vengono definiti dismorfismi, ed in particolar modo al dorso curvo (ipercifosi) e alla scoliosi dorso – lombare. Discuteremo l’utilizzo di un approccio differente da quello convenzionale, a partire dalla filogenesi dello sviluppo del rachide.

 

Cosa sono i dismorfismi?

 

Si tratta di modificazioni strutturali della normale morfologia corporea, le quali se trascurate e sottovalutate si aggravano e progressivamente provocano disturbi funzionali; particolare riferimento a problemi respiratori e circolatori che possono alterare la normale funzione dei processi fisiologici vitali dell’individuo. Da qui è importante capire che non esiste un protocollo di allenamento, o di trattamento per tutti uguale (standardizzato), in quanto la specificità è fondamentale. Risulta di rilevante importanza uno screening iniziale dei soggetti in questione.

 

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Modello Respiratorio – Circolatorio di J.M. Littlejohn

 

Secondo John Martin Littlejohn D.O. il nostro organismo ha due poteri molto importanti che sono l’assimilazione e l’eliminazione, cioè tutto ciò che il nostro corpo assimila riesce a trasformarla in qualcosa di vitale, poi possiede un sistema di emuntori, che riescono ad eliminare tutto ciò che in realtà è tossico per il nostro organismo.

Secondo l’Osteopata di origini scozzesi, il corpo possiede un sistema di drenaggio e i tentativi di eliminazione del corpo sono costanti. Questo concetto è molto importante in quanto secondo questo modello la “malattia” si ha quando non può avvenire l’eliminazione. Quindi la “malattia” è una disfunzione, una alterazione della fisiologia, una non armonizzazione delle strutture, che comporta una interferenza nell’approvvigionamento sanguigno o nervoso o cambiamento nell’ambiente circostante.

 

Le Linee di Forza di J.M. Littlejohn

 

Littlejohn, attraverso i suoi studi fisiologici, individua a livello della colonna vertebrale:

 

  • tre linee di gravità;
  • un triangolo superiore;
  • un triangolo inferiore;
  • delle linee parallele;
  • degli archi.

In questa occasione approfondiremo lo studio delle linee parallele, utili al nostro caso.

 

Nello specifico parliamo di una linea centrale di gravità (L.C.D.G.) e due linee parallele (tutte e tre verticali).

Il decorso della L.C.D.G. è il seguente: passa attraverso la prima e seconda vertebra cervicale (odontoide), davanti alla quarta vertebra toracica, al centro della dodicesima toracica e della terza lombare, dietro alla quinta vertebra lombare entra nel perineo e finisce tra i malleoli interni.

Per quanto riguarda le due linee parallele invece:

 

  • quella anteriore va dalla base del mento fino al pube;
  • quella posteriore che va dall’occipite al sacro.

 

La L.C.D.G. può spostarsi in avanti e indietro. Nel nostro caso prenderemo come riferimento lo spostamento posteriore che darà vita a quello che viene definito TIPO POSTERIORE, il quale ha tutta una serie di caratteristiche, per il nostro caso molto importanti.


TIPO POSTERIORE:

  • poggiato sui talloni;
  • piedi tendenti al piattismo;
  • ischiocrurali retratti, muscoli anteriori della coscia tesi;
  • pelvi in retroversione;
  • tensione alle articolazioni sacro – iliache;
  • tensione su T9 e sulla cerniera C7 – T1;
  • è appoggiato su L3;
  • diaframma basso ma in Espiro;
  • capo flesso in avanti;
  • occipite in estensione.

 

Tutto ciò può provocare:

 

Pressione sui visceri, perineo indebolito. Problemi metabolici, circolatori, ritenzione idrica e stipsi. Asma, prolasso rettale, emorroidi e congestione utero – ovarica.

 

È raro trovare una tipologia anteriore o posteriore pura, spesso e volentieri sono miste, nel senso che ad esempio la parte superiore è anteriore e la parte inferiore è posteriore.

 

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Dismorfismi e Piramide della Performance

 

Nella base della piramide troviamo i FUNCTIONAL MOVEMENT, che riguardano gli schemi motori di base (rolling-squatting-pulling-pressing-lunging-bending-twisting-gaiting) e le capacità coordinative in toto. Al piano successivo, troviamo la PERFORMANCE, intesa come capacità condizionali, vale a dire: forza, velocità, resistenza e tutte le relative “declinazioni”.
Per ultimo, SKILL, interpretate come le abilita’ dell’attività sportiva di riferimento, qualunque essa sia considerando il gesto sportivo in questione. Riflettendo ci rendiamo conto come oggi si tende nella stragrande maggioranza dei casi a concentrarsi sulle SKILL, cioè sul potenziamento muscolare e sul rinforzo dimenticando completamente che di base esiste una struttura sul quale si sviluppa poi tutto il resto.

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Cosa ci serve tutto questo in un soggetto con dismorfismi?

Innanzitutto noi ci occupiamo del soggetto nella sua interezza oltre di quelle che sono le “situazioni da risolvere”

Inoltre, la vita di tutti i giorni è sovrapponibile ad una performance di un atleta di alto livello. Perche?

Le esigenze di un soggetto sedentario e quelle di un atleta olimpionico sono di livello diverso, ma non di tipo diverso. A tal proposito è fondamentale per tutti raggiungere una competenza fisica ottimale in tutte le dieci abilità fisiche del fitness (resistenza respiratoria e cardiovascolare, resistenza, flessibilità, forza, potenza, velocità, coordinazione, agilità ed equilibrio).

Ciascuna di esse è importante sia per gli atleti di livello mondiale che per i soggetti anziani. Nello specifico del gesto vi invito a notare qual è la differenza nel trasportare le buste della spesa fino alla vostra auto, piuttosto che prepararsi ad una gara in cui bisogna spostare il proprio peso corporeo per molto più tempo. Ovviamente il must è la PERSONALIZZAZIONE.

Quindi partendo da questi principi costruiamo il nostro piano di lavoro.

 

Lo sviluppo del rachide secondo Littlejohn e i Fundamental Movement (base della piramide della Performance)

 

Lo sviluppo del rachide ha una direzione cranio-caudale (dall’alto in basso): Inizialmente i neonati hanno una posizione, di tutta la colonna vertebrale, in cifosi. La prima curva anteriore che si forma è quella cervicale: il bambino un giorno decide di alzare la testa e di mantenerla sul collo e il collo sulle spalle, inizia così lo sviluppo della lordosi cervicale. Quando il bambino è capace di mantenere la testa e il collo sulle spalle, si metterà seduto, questo comporta un raddrizzamento progressivo del rachide, ma senza l’uso degli arti inferiori; dopo la fase seduta il bambino entra nella fase di gattonamento, dove inizia la liberazione e coordinazione dei cingoli l’uno rispetto all’altro: cioè inizia ad utilizzare gli arti; quindi passerà alla fase dell’ortostatismo: inizialmente assumerà la posizione eretta con degli oscillamenti antero-posteriori, non appena avrà più stabilità (equilibrio) nel senso anteroposteriore, inizia lo sviluppo della lateralità (movimenti laterali) a questa segue la fase dell’oscillazione e poi quella del passo.

L’assioma “la forma segue la funzione” sta a significare che il disegno di una struttura è determinato dallo scopo che la struttura stessa deve assolvere e comunicare. Il corpo è un sistema “disegnato”, è una struttura plasticamente adattabile alle richieste che le vengono rivolte. Sostando sul sistema corpo e procedendo per esempi: tra forma e funzione, la prima evidente caratteristica è che i “major muscles” sono “multiarticolari”. Il loro “disegno” rispetta la loro “funzione”: trasmettere e sommare forze attraverso il sistema “corpo”.

Applicare i due termini, “forma” e “funzione”, non ad elementi frazionati ma a “macro” strutture (corpo, movimento, esercizio, allenamento, attrezzo), consentirà di ricavare ulteriori indicazioni. Quindi, partendo da canoni estetici, puramente descrittivi e rappresentativi, il corpo ha una forma che è il risultato dell’unione di più volumi (tronco, addome, pelvi costituiscono i volumi prossimali; arti inferiori, arti superiori, i volumi distali; mani, piedi, testa, i segmenti terminali finalizzatori). Ogni volume, connettendosi con il volume adiacente, genera una catena cinetica.

Ogni movimento prodotto da una catena cinetica, ed espresso in forma intransitive (mi muovo) o transitiva (muovo qualcosa), trova la propria origine motoria nei movimenti fondamentali. E se vogliamo facendo un ulteriore passo indietro in quelli che sono i movimenti primitivi ripercorrono lo sviluppo del rachide e la messa in piedi del soggetto. A tal proposito ripartiremo da questi nella prima fase del nostro piano di lavoro.

I movimenti fondamentali sono 8:

  1. rotolarsi (rolling);
  2. accovacciarsi (squatting);
  3. tirare (pulling);
  4. spingere (pushing);
  5. allungarsi in affondo (lunging);
  6. piegarsi (bending);
  7. girarsi (twisting);
  8. spostarsi (gait: camminare, correre, gattonare).

Ogni movimento ha un’alta correlazione con il corretto funzionamento del nucleo stabilizzatore centrale (core) e delle piattaforme di stabilità periferiche (articolazione coxo – femorale e complesso scapolo – omerale). Le connessioni tra movimenti fondamentali singoli generano schemi di movimento la cui peculiarità risiede nello sviluppo tridimensionale, e la cui finalizzazione ci porta all’espletamento della funzione che è propria del movimento.

I movimenti fondamentali sono il ricordo dei movimenti primordiali. I movimenti primordiali sono i precursori “filogenetici” dei “primi movimenti” che il neonato esplora, esperimenta ed affina nei “movimenti fondamentali” dell’età adulta; i “movimenti fondamentali” generano schemi di movimento quotidiano, che a loro volta sono combinabili in gestualità sportive (Sport Skills, vedi piramide della performance).

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Ripercorrere la sequenza che consente a un neonato di apprendere ed interiorizzare i “primi movimenti”, significa migliorare i movimenti fondamentali e le performances ad essi collegati. In termini puramente metaforici si può pensare ai “movimenti primordiali” come ad un “codice antico” fatto di segni, ideogrammi e simboli; il “codice antico” è sopravvissuto e ci ha consentito di “sopravvivere”; gli “antichi” segnali hanno generato lettere e successioni di “lettere” che il neonato impara a pronunciare (i “primi movimenti”); le lettere, strutturandosi in forme diverse, diventano “parole di senso compiuto” (i “movimenti fondamentali”) in grado di esprimere un senso ed una “funzione”; le parole vengono “organizzate” in “frasi”, dalle più semplici alle più complesse (i “movimenti della vita reale”); le “frasi”, se combinate in sequenze “particolari”, diventano “poesie” (movimento sportivo, movimento artistico). Le frasi, i periodi, le preposizioni, ovvero i “movimenti della vita reale”, nascono dal basso (ground reaction); sono espressione dello “svolgimento spiraliforme” di una catena cinetica (kinetic chain); devono equiparare e superare la gravità (gravity); sono core – dipendenti (core); richiedono una postura dinamica “intelligente” (dynamics posture); sono tridimensionali (3D). Ogni movimento, semplice o complesso che sia, è il risultato di un mix, ogni volta unico e irripetibile, tra gli otto semplici costituenti di base.

 

Che cos’è il dorso curvo? Linee di forza, tipo posteriore e dorso curvo

Il dorso curvo (o ipercifosi) è un’accentuazione della curva fisiologica dorsale della colonna vertebrale. Nella forma più grave, oltre al danno estetico, provoca uno schiacciamento anteriore delle vertebre e un danno respiratorio.

 

Quindi, nei soggetti posteriori in cui abbiamo una ipercifosi (dorso curvo) a grandi linee si dovrà:

 

– Ripristinare la respirazione ripristinando la funzionalità del diaframma: i problemi respiratori derivano dalla poca capacità di movimento della gabbia toracica, quindi bisogna mobilizzare bene le strutture toraciche;

 

– Ricordare che il diaframma essendo basso non può risalire e quindi viene a mancare l’azione di pompaggio circolatorio.

 

– Agire sulla zona dello stretto toracico superiore;

 

– Alleggerire la congestione migliorando la moblità del perineo e delle anche.

 

– Stimolare i muscoli erettori assiali: per fare questo è consigliato l’utilizzo del foam roller sulle vertebre dorsali questo permetterà inizialmente un’azione di rilassamento a cui seguirà, successivamente, un’azione di contrazione.

 

In pratica?

 

Sottolineamo ancora una volta se fosse ancora necessario che la parola chiave è PERSONALIZZARE.

Detto questo fondamentale sarà ripristinare la respirazione, meglio se attraverso l’utlizzo del metodo Buteyko. Il nostro approccio si comporrà essenzialmente di 4 fasi.

 

FASE UNO – RIPRISTINARE LA FUNZIONALITA’: insegnare l’adeguato utilizzo della respirazione e esercizi in posizione prona, supina, seduto mobilità toracica e utilizzo della rotazione assiale esercizi in quadrupedia (gattonare, stabilità del tronco);

 

FASE DUE – RINFORZARE LA STRUTTURA: A condizione che venga mantenuta la mobilità articolare e l’adeguata fisiologia articolare ottenuta dalla fase uno;

 

FASE TRE – CONSOLIDARE I MIGLIORAMENTI;

 

FASE QUATTRO – LA VIA DEL BENESSERE PSICO – FISICO.

 

 

La vita è movimento, il movimento è vita

Questo era ciò che diceva Andrew Taylor Still, padre fondatore dell’Osteopatia. La Salute e il suo mantenimento, si basa sul movimento sia intrinseco che estrinseco del corpo umano. Quindi, attraverso lo studio della qualità del movimento dei tessuti a qualunque livello e su qualunque sistema organico è possibile indagare la qualità della vita. Still intui la relazione tra l’equilibrio funzionale del corpo umano e la sua naturale tendenza verso la Salute. Detto questo, ripartendo dall’assioma di Still, sappiamo che la vita è movimento. A tal proposito e prima di tutto dovremmo essere in grado di spostare il nostro corpo prima di utilizzare qualsiasi ausilio esterno (pesi, macchine….).

Sicuramente, nulla di nuovo sotto questo cielo. Ogni tanto a mio modesto avviso è il caso di ricordare le nostre origini studiandole, per trarne insegnamento e continuare a sperimentare per scrivere il futuro.

 

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Bibliografia:

Richard 2002 – Lésions ostéopathiques vertérales – Physiopatologie et techniques de normalisation – tome 2

Andorlini 2013 – ALLENARE IL MOVIMENTO. Dall’Allenamento Funzionale all’allenamento del Movimento.

Lakatos 2014 – Ground Force Method Level I Instructor Manual